Le pellicole sul Risorgimento

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Il piccolo garibaldino

Il piccolo garibaldino

1860

1860

Viva l'Italia

Viva l'Italia

Il Gattopardo

Il Gattopardo

Bronte

Bronte

I_Vicerè

I Vicerè

Viva l'Italia

 

Lingua originale: italiano

Paese di produzione: Italia, Francia

Anno:1961

Genere: storico

Regia: Roberto Rossellini

Soggetto: Sergio Amidei, Antonio Petrucci,

Carlo Alianello, Luigi Chiarini

Sceneggiatura: Sergio Amidei, Antonio Petrucci,

Carlo Alianello, Luigi Chiarini, Roberto Rossellini

Produttore: Oscar Brazzi

Fotografia: Luciano Trasatti

Montaggio: Roberto Cinquini

Musiche: Renzo Rossellini

Scenografia: Giuseppe Mariani

Costumi: Marcella de Marchis

Giuseppe Garibaldi, sbarcato a Marsala con i suoi "volontari", conquista una vittoria dopo l'altra contro le truppe borboniche. La battaglia decisiva avverrà presso il fiume Volturno, quando ormai i Borboni hanno perso gran parte del loro potere abbandonando Napoli e la popolazione è insorta ovunque. Dopo aver giurato fedeltà al Re di Sardegna, Garibaldi s'incontra a cavallo con Vittorio Emanuele II e decide di non marciare verso Roma e Venezia, come avrebbero voluto i suoi soldati, perché le Potenze europee non lo avrebbero permesso. Così l'Unità Nazionale avverrà sotto le insegne di Casa Savoia.

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Il Gattopardo

 

Paese di produzione: Italia, Francia

Anno:1963

Genere: storico

Regia: Luchino Visconti

Soggetto: Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico,

Pasquale Festa Campanile, Enrico Medioli,

Massimo Franciosa, Luchino Visconti

Produttore: Goffredo Lombardo

Produttore esecutivo: Pietro Notarianni

Casa di produzione: Titanus,

S.N. Pathé Cinéma, S.G.C.

Distribuzione in italiano: Titanus

Fotografia: Giuseppe Rotunno

Montaggio: Mario Serandrei

Musiche: Nino Rota

Scenografia: Mario Garbuglia

Costumi: Piero Tosi, Reanda, Sartoria Safas

Nel maggio 1860, dopo lo sbarco a Marsala di Garibaldi in Sicilia, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine dell'aristocrazia. La classe dei nobili capisce che ormai è prossima la fine della loro superiorità: infatti gli amministratori e i latifondisti della nuova classe sociale in ascesa approfittano della nuova situazione politica.

Don Fabrizio, appartenente a una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote prediletto Tancredi che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio e cita la famosa frase: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Specchio della realtà siciliana, questa frase simboleggia la capacità di adattamento che i siciliani, sottoposti nel corso della storia all'amministrazione di molti governanti stranieri, hanno dovuto per forza sviluppare. E anche la risposta di Don Fabrizio è emblematica: "...E dopo sarà diverso, ma peggiore."

Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito e ha fatto carriera in campo politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato qualche simpatia per Concetta, la figlia maggiore del principe, s'innamora di Angelica, figlia di don Calogero, che infine sposerà, sicuramente attratto dal suo notevole patrimonio.

Episodio significativo è l'arrivo a Donnafugata di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d'Italia. Il principe però rifiuta, sentendosi troppo legato al vecchio mondo siciliano, citando come risposta al cavaliere la frase: "In Sicilia non importa far male o bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'".

Il connubio tra la nuova borghesia e la declinante aristocrazia è un cambiamento ormai inconfutabile: Don Fabrizio ne avrà la conferma durante un grandioso ballo, al termine del quale inizierà a meditare sul significato dei nuovi eventi e a fare un sofferto bilancio della sua vita.

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